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Sollievo dall’ansia senza high? I nuovi studi scientifici confermano la valenza dell’estratto dalla cannabis

Sollievo dall’ansia senza high? I nuovi studi scientifici confermano la valenza dell’estratto dalla cannabis

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Mentre sempre più stati legalizzano la Marijuana, c’è un crescente interesse per un estratto della Cannabis – il cannabidiolo, conosciuto anche come CBD.

È commercializzato come un composto che può aiutare ad alleviare l’ansia ed anche a diminuire crampi e dolori.

Parte della sua attrattiva, almeno per le persone che non vogliono “sballarsi”, è che il CBD non ha gli stessi effetti stupefacenti della Marijuana, dato che non contiene il THC, il componente psicoattivo della pianta.

“I miei clienti comprano il CBD per combattere lo stress,” dice Richard Ferry, il manager del negozio Home Grown Apothecary a Portland, Oregon, dove l’uso ricreativo della Marijuana è legale secondo la legge dello stato, con alcune restrizioni.

Un’altra delle motivazioni che Ferry ha sentito da parte dei suoi clienti per l’uso della CBD è: “La suocera è in città, e vogliono solo rilassarsi!”

“Il CBD ha ricevuto molte attenzioni,” dice Ferry, mentre mostra una gamma di prodotti, che includono capsule e bottiglie di olio di CBD che vengono messe sotto la lingua con un contagocce.

Secondo una stima, l’industria del CBD ha raddoppiato le sue dimensioni negli ultimi due anni, e ora vale 200 milioni di dollari. Ma con la sua popolarità, l’hype potrebbe aver superato la scienza.

“C’è molta confusione riguardo a come [il CBD] funzioni e su cosa faccia esattamente”, dice Ferry.

I ricercatori stanno ora cercando di inquadrare gli effetti del CBD.

“Penso che ci siano buone prove a supporto del fatto che il CBD possa costituire un trattamento efficace per l’ansia e le dipendenze” e altri disordini, dice la Dott.ssa Esther Blessing, una psichiatra e ricercatrice all’Università di New York. “Ma abbiamo bisogno di trial clinici per scoprirlo.”

Finora, le prove degli effetti anti-ansia derivano dalla ricerca sugli animali e da studi umani, ancora molto ristretti e relativi, che suggeriscono che il CBD mostra proprietà anti-infiammatorie e anti-ansia.

Queste scoperte preliminari hanno acceso l’interesse della Blessing. Per esempio, indica uno studio del 2011 compiuto su una dozzina di persone, alcune delle quali soffrivano di ansia sociale, a cui era stato chiesto di parlare davanti a un grande pubblico. I ricercatori hanno comparato i livelli d’ansia delle persone dopo aver assunto il CBD con quelli delle persone che avevano ricevuto un placebo o niente. (I partecipanti non sapevano se gli fosse stato somministrato il farmaco o il placebo.)

E cosa hanno scoperto gli scienziati? “Le persone che hanno assunto il CBD hanno riportato molta meno ansia” rispetto a quelli che hanno preso un placebo, dice la Blessing. “È davvero interessante.”

Ora, con le scoperte del National Institutes of Health, la Blessing e un gruppo di collaboratori stanno per iniziare un trial clinico per testare se la CBD possa o meno aiutare le persone con disturbo post-traumatico da stress, che hanno anche un disturbo moderato o severo di uso di alcool.

Durante lo studio, a 50 partecipanti con DPTS e disturbo da uso di alcool verranno dati o 400 milligrammi di CBD ogni giorno, o un placebo. L’obiettivo è di vedere se i partecipanti che assumono il CBD finiscano per bere di meno e se ciò possa condurre a un miglioramento nei sintomi del DPTS. Ai partecipanti verrà dato CBD farmaceutico, che è più affidabile in quanto a forza e purezza rispetto agli integratori che sono attualmente disponibili in vendita per il pubblico.

Un altro trial clinico di fase 2 (per testare l’efficacia e gli effetti collaterali) sta esplorando la possibilità che il CBD possa aiutare a prevenire le ricadute in chi fa uso di oppiacei, riducendo il desiderio della droga. Lo studio è condotto da Yasmin Hurd, una neuroscienziata che dirige l’Addiction Institute alla Scuola di Medicina del Mount Sinai.

La Hurd sta provando a radunare altri ottimi scienziati per studiare gli effetti del CBD e i potenziali benefici nel trattamento dell’abuso di sostanze.

Sembrerebbe controintuitivo che un componente della Marijuana possa essere utile nel trattare la dipendenza da un’altra droga. Ma la Blessing dice che usare il CBD è molto diverso dall’usare la Marijuana. Anche se il CBD è estratto dalla Cannabis, non porta a percezione e cognizione alterate.

“Le droghe possono essere non-psicoattive ed avere comunque un effetto sul cervello,” dice la Blessing. “Il CBD non ha effetti sul cervello, ma sembra interessarlo in modi possibilmente medicinali.”

I risulti dello studio della Blessing sono in ritardo di qualche anno. Ma nel frattempo, a metà dell’aprile scorso, un gruppo di consulenti della Food and Drug Administration ha raccomandato l’approvazione del primo CBD di qualità farmaceutica, chiamato Epidiolex, per trattare severi disordini epilettici nei bambini. Ciò potrebbe aprire la porta a ulteriori ricerche per approvarne l’uso nel trattamento di altri disordini.

Il Dr. Robert Carson è un neurologo pediatrico all’Università Vanderbilt che ha valutato l’efficacia degli integratori di CBD nei bambini con attacchi epilettici. Dice che gli integratori possono essere benefici per questi bambini. Tuttavia, dice, se l’FDA seguisse il consiglio dei suoi consulenti e approvasse il farmaco a base di CBD di qualità farmaceutica, ciò potrebbe aprire la strada una nuova opzione di trattamento, cioè somministrando una dose consistente di CBD di alta qualità.

“Uno dei principali limiti di cui parlo ai miei pazienti che usano un integratore di CBD è che non possiamo garantire cosa ci sia dentro,” spiega Carson. “Non possiamo garantirne la consistenza.”

Gli integratori non sono regolati severamente come i prodotti farmaceutici, e possono variare molto da contenitore a contenitore o da marca a marca.

E c’è un altro problema che devono affrontare i potenziali gli utenti: anche se gli integratori di CBD sono ampiamente disponibili in vendita, gli estratti di Marijuana sono circondati da un’oscurità legale.

Anche se vivi in uno Stato dove l’uso di Marijuana è legale, la Drug Enforcement Administration federale classifica ancora l’estratto di CBD come una sostanza “Schedule 1” – la categoria più ristretta della DEA. Secondo l’agenzia, “Le droghe, sostanze o prodotti chimici Schedule 1 sono definite come droghe senza un uso medico attualmente accettato e un alto potenziale d’abuso.”

I sostenitori dell’uso del CBD per i trattamenti medici di malattie e malanni sperano che le scoperte degli studi attualmente in corso aiuteranno a cambiare quel modo di pensare riguardo la sua classificazione legale – e i suoi potenziali benefici.

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